Il ricordo di una figlia
La condotta medica è una istituzione tipicamente italiana, non si trova in altri paesi europei.
Nasce come istituzione con il testo unico delle leggi sanitarie del 1934 e viene abolita con la riforma sanitaria del 1978.
Nasce dalla necessità dello Stato di dare assistenza alla popolazione sparsa sul territorio soprattutto nelle campagne, sui monti, in comuni spesso isolati, mal collegati tra loro con abitazioni malsane, famiglie numerose, malattie infettive che colpivano gli adulti ma specialmente i bambini, elevata mortalità dovuta anche alla malnutrizione, e alla mancanza di osservanza delle norme igieniche.
Si accedeva alla condotta medica per concorso, si faceva riferimento per la parte sanitaria al Medico Provinciale, per la parte amministrativa al Sindaco del Comune. Era quindi un dipendente comunale attivo sul territorio 24 ore su 24 festivi inclusi. Spesso gli venivano attribuite anche le funzioni di Ufficiale Sanitario.
Numerose sono le storie edificanti che si potrebbero raccontare sulla vita dei medici condotti, perché la maggior parte di loro ha lasciato un grande ricordo per la loro attività lavorativa, per lo spirito di abnegazione e per l’alto senso morale del loro operato.
Evaristo Dandini è nato a Rocca Priora nel 1902.
A 8 anni viene messo in collegio alla Badia di Grottaferrata, frequenta il liceo classico di Tivoli e si laurea nel 1929 all’Università La Sapienza di Roma.
Inizia l’attività lavorativa come assistente medico all’ospedale di Anagni, nel 1933 vince il concorso di medico condotto a Villavallelonga, nel 1934 a Sutri, poi a Prossedi e a Priverno dal 1935 è medico condotto nei Castelli romani.
Negli anni in cui ha svolto la sua attività lavorativa si è prodigato senza riserve con passione ed entusiasmo nell’assolvere la sua “missione” mettendo a disposizione dei bisognosi le sue conoscenze, la sua umanità, la sua sensibilità per cui in molte famiglie veniva considerato come un padre o un fratello a cui rivolgersi anche per ricomporre dissidi interni o per chiedere consigli su decisioni importanti.
I suoi interessi spaziavano dalla ricerca scientifica alle vicende più remote dell’antichità, alle tradizioni, alle usanze del passato, compilava composizioni poetiche augurali per i parenti, gli amici, ma anche per i pazienti per ricordare o celebrare eventi gioiosi.
Numerose sono le sue pubblicazioni dei libri ed articoli sui vari argomenti pubblicati su giornali e riviste.
La sua attività di medico, specialmente a Grottaferrata, è stata molto intensa. Il giardino di casa era sempre gremito di gente che lo aspettava, specialmente quando somministrava le vaccinazioni.
Al mattino inziava in Ambulatorio poi mangiava qualche cosa rapidamente ed andava a fare le visite domiciliari fino a sera. Noi bambini non lo vedevamo mai.
Quando era possibile, qualche volta, per stare con lui lo accompagnavo sulla sua “Topolino”. Mi lasciava in macchina fin dove arrivava la strada, ‘poi si inerpicava a piedi per raggiungere qualche casolare.
Io lo aspettavo per ore! Una volta nel tornare noto un sorrisetto sulla faccia e gli chiedo: “Come mai sorridi?”. E lui: “Senti che mi capita. La moglie del fattore mi ha voluto per forza offire un caffè. Ha preso una tazzina, l’ha passata dentro una concolina con dentro dell’acqua, poi ha preso un fazzoletto dalla tasca non proprio fresco di bucato, ha asciugato la tazzina e poi ci ha versato il caffè ed io l’ho bevuto! Spero che non mi capiti qualche malanno!”.
In quel periodo tra l’altro erano abbastanza frequenti le epidemie di tifo, colera, tubercolosi ed altre. Una volta, entrando in una casa, ha fatto la diagnosi di difterite dall’odore che emanava il malato. Un’altra volta in un bambino pur vaccinato contro la difterite trova una tonsillite grave, con febbre alta e con vaste pseudo membrane grigiastre che coprono le tonsille che non solo non si staccano nel tentativo di rimuoverle, ma sanguinano confermando il sospetto di difterite.
Ha prescritto il siero antidifterico da praticare immediatamente in attesa delle conferma diagnostica del tampone inviato al laboratorio poi avvenuta.
Probabilmente la vaccinazione effettuata in precedenza ha favorito la guarigione del bambino.
Un altro caso interessante è stato quello di un operaio che lamentava dolori alle mandibole e non riusciva ad aprire bene la bocca, aveva una rigidità dei muscoli del viso, una contrattura prolungata dei muscoli masticatori. Questo è il trisma. Sintomo iniziale e più comune del tetano. Il bacillo del tetano è ubiquitario e può entrare nel corpo della persona attraverso anche banali ferite non disinfettate, infatti il ragazzo aveva una modesta ferita su un arto. In quell’occasione previo contatto fu inviato immediatamente alla clinica di malattie infettive del Policlinico Umberto I.
Scongiurata un’epidemia di vaiolo
Nel 1944 la situazione igienica era disastrosa, si viveva nel terrore che potesse scoppiare qualche epidemia.
Una sera, chiamato al capezzale di un ragazzo di sedici anni, febbre altissima e pustole purulente. Non aveva mai visto un caso di vaiolo, ma fu certo di trovarsi proprio di fronte ad un caso di vaiolo.
Immediatamente prese misure eccezionali, isolò il paziente, mise in quarantena i suoi familiari e tutte le persone che nei giorni precendenti erano state vicine al paziente (per questo fu minacciato di denuncia per sequestro di persona). Riusci a procurarsi una grande quantità di siero e quella notte stessa cominciò a vaccinare gli abitanti del paese anche obbligandoli.
Il decorso della malattia fu lungo e grave, il ragazzo guarì e non ci furono altri casi di vaiolo nel paese.
Il virus del vaiolo ha provocato milioni di morti nel mondo.
Frequenti erano anche le chiamate urgenti notturne, a volte anche due volte per notte e lui per non perder tempo usciva in pigiama con addosso la giacca o un cappotto.
Una volta invece di giorno di inverno giunto in una abitazione per una visita si è presentato in maniche di camicia, la moglie del malato l’ha apostrofato dicendo: “Dottore con questo freddo arriva in maniche di camicia?” La risposta è stata: “Ho incontrato una persona che aveva più freddo di me”.
Ricordo ancora una sposa che ha portato il suo buquet sulla sua tomba al cimitero.
E’ stato il primo presidente dell’Associazione Tuscolana, presidente della Commissione Toponomastica di Frascati da cui è scaturito un interessante ed utile libretto “Frascati nelle sue strade” a tutt’oggi molto consultato. Nel 2002 alla sua memoria è stato dedicato il Primo Circolo Didattico di Frascati. All’interno della Scuola Elementare di fronte all’Aula Magna è stato collocato un busto in marmo quasi a ricordare la quantità di bambini che ha curato nel corso degli anni.
Nel suo ricordo successivamente fino al 2014 sono stati realizzati calendari annuali con i disegni degli alunni sulla prevenzione degli incidenti con manifestazioni cui sono intervenuti docenti dell’Università La Sapienza, dell’Università Tor Vergata e l’Istituto Superiore di Sanità.
Per due anni di seguito ha partecipato con i suoi scritti al premio Cronin per i medici scrittori.
In questi ultimi anni molte cose sono cambiate. In generale la situazione igienico sanitaria della popolazione è molto migliorata. Per merito delle vaccinazioni le grandi epidemie delle malattie infettive sono scomparse quasi ovunque anche se ne emergono di nuove. Il medico sul territorio non gode più della considerazione di una volta da parte degli assistiti perché soprafatto da pratiche burocratiche che ne offuscano la professionalità. Nella storia della Medicina il medico condotto ha ricoperto un ruolo molto importante e a tutt’oggi solo molti anziani ne ricordano la disponibilità, l’umanità, l’affidabilità con rammarico per la sua scomparsa.
Valeria Dandini