"8 Settembre 1943. Ripubblichiamo il testo integrale della testimonianza diretta di Evaristo Dandini che racconta il bombardamento di Frascati, vissuto in prima persona e come medico in prima linea."
"Sono rimasto contrariato e sorpreso nell'ascoltare 11 telegiornale dell'8 Settembre in cui si è parlato dl tutte le commemorazioni senza neppure un accenno alla ... inutile strage di Frascati, che rappresentò il fatto più inumano e più sconcertante dl quella data tristemente memorabile. Ho cercato inutilmente, e quindi non ho letto, il volume del claretiano P. Alvarez "Fra le rovine di Frascati". Ho solo a portata di mano un dattiloscritto di P.Bruno, suo confratello, sui tanti dolorosi episodi vissuti tra la popolaizone superstite nell'immenso cumulo di macerie ancora fumanti e sulla compilazione di un elenco nominativo delle 1600 vittime rimaste sepolte o disperse.
Ma chi ha vissuto, come me, la tragedia di quel glorno non ha bisogno di ricorrere ad altre fonti per richiamarsela alla memoria. A distanza di trenta anni (scrive nel 1973 ndr) siamo ancora in molti a conservare nella memoria il vivo ricordo di quello spettacolo terrificante. Ognuno avrebbe certamente la sua storia personale da raccontare. Ognuno avrebbe da ridire le circostanze più o meno fortunate che gli hanno risparmiato la vita.
Io non racconterò la mia storia personale, ma solo le mie impressioni incancellabili su quell'evento funesto.
Il suono della sirena mi sorprese in un villino in via Piave a Grottaferrata. Quasi contemporaneamente i primi scoppi delle bombe. La terra tremava. Consigliai alla famiglia presso cui mi trovavo di affrettarsi a scendere in un cosiddetto rifugio. Avevo l'abitudine in quei momenti di pericolo di raggiungere il più rapidamente possibile la mia famiglia.
La seconda e la terza ondata gusseguirono in brevissimo spazio di tempo. Fra la terza e la quarta ondate una breve tregua mi dà la possibilità di salire in macchina di correre a precipizio dai miei. La quarta ondata fu ancora più micidiale altre; le bombe si sentirono vicinissime. Poggio Tulliano pagava 1l suo tributo di 40 morti.
Quando sembrò che la furia distruttiva si fosse placata, raccapezzai quel tanto di pronto soocorso di oui mi ero precedentemente fornito e corsi alla volta di Poggio Tulliano.
La via che avevo percorso pochi minuti prima era irriconosclbile. Il palazzo Agostinelli era un cumulo di macerie che si erano sbragate nella strada, il palazzo De Santis aveva seppellito tutta la famiglia raccolta nello scantinato. Oltre trenta persone intatte e senza vite erano rimaste asfissiate in una grotta da ua bomba esplosa sull'entrata. Arriva da Roma un'autoambulanza alla quale affido qualche ferito più di qualcuno in preda allo shock.
Esaurito qui il mio compito più urgente, corro verso Frascati.
All'altezza di Villa Muti la visione è agghiacciante: alberi schiantati, linea tranviaria sconvolta, polvere, polvere e polvere. Da piazza Roma si aveva la sensazione di tutta la gravità del disastro: voragini enormi, mura sbrecciate, palazzi scomparsi da poter vedere la catena degli Appennini dall'altra parte della città. E in mezzo a tanta devastazione gente dallo sguardo allucinato che disperatamente invocava e ricercava i propri familiari e le proprie cose. Ma non fu questa la sola tragedia, che con un minimo di fantasia tutti possono ricostruire.
Nel pomeriggio si sparse la voce che era stato concluso l'armistizio. Quasi immediatamente come per magia melefica di un invisibile stregone il conforto dell'opera di soccorso svanì d'incanto. Si volatilizzarono i Vigili del Fuoco inviati da Roma, i militari, la Croce Rossa, gli stessi soldati tedeschi. Solo nei gorni seguenti il comando tedesco obbligò i carabinieri ad incolonnare gli uomini che incontravano per obbligarli a rimuovere le macerie. E ricordo una di queste colonne, in cui si trascinavano l'Avv. Lippi e Mario Ruggeri.
Un'invocazione: "Dottore!" D'improvviso, forte d'una croce rossa rudimentale che portavo al braccio, con un'audacia che io stesso non avrei sospettato, prendo l'uno per il braccio e poi l'altro tirandoli fuori e con voce sdegnata esclamo: "...ma dove li portate questi che sono malati?"
Frascati sembrava un cimitero, un cimitero di desolazione e di pianto dove i superstiti inebetiti vagavano senza meta, genza guida, in una confusione inenarrabile. E' in questo momento che si staglia nel ricordo la cara figura di Mons. Biagio Budelacci, Il Vescovo di Frascati, che rivedo con la sottana a brandelli, con un fazzoletto sulla bocca, con le mani corrose dal calcinaccio trasformarsi in soccorritore, in organizzatore, in angelo della carità nelle più sublime espressone del suo apostolato.
E accanto a lui i padri clarettiani, don Giuseppe Buttarelli, gli eremiti di Camaldoli e piccoli gruppi di uomini di buona volontè, fra cui è impossibile non ricordare Isidoro Zingaretti, votato con vero coraggio e con alto spirito cristiano a trasportare le innumerevoli salme Cimitero.
Mons.Budelacci nella più completa anarchia riuscì a costituire un comitato di emergenza. Gli erano a fianco Don Clemente Aldobrandoni, Gianfilippo Micara, Antonio Graziani, Agostino Pizzino e pochl altri. Si riuscì a ristabilire un po' di sorvegllanza, contro gli sciacalli, a organizzare i ricoveri per gli sfollati a far ricomparire un pò di pane, a organizzare l'opera di ricerca delle salme e alla rimozione più urgente delle macerie laddove si potesse sospettare l'esistenza di qualcuno ancora in vita.
L'8 Settembre scorso, trentesimo anniversario del micidiale bombardamento di Frascati, avremmo gradito che Mons.Budelacci fosse tornato ancora in mezzo a noi a raccogliere un ulteriore omaggio di gratitudine e di affetto. Ma il 27 Agosto, quasi alla vigilia del trentesimo anniversario dell'infausto avvenimento ci ha lasciati per sempre. Era cittadino onorario di Frascati e Medaglia d'argento al valor civile."
Di lui resta il ricordo della sua infaticabile attività in 35 anni trascorsi in mezzo a noi, della sua bontà, della sua oratoria fluida ed avvincente, delle sue grandi realizzazioni fra cui ultima costruzione del nuovo ospedale S. Sebastiano Martire.
Per quell'8 Settembre anche la città di Frascati è stata conferita la Medaglia d'argento al valor civile per "l'impavida tenacia e per l'abnegazione di tutta la popolazione che sopportava eroicamente sofferenze indicibili"
Ma il sacrificio di Frascati non ha meritato alcun ricordo negli organi di informazione del nostro patrio governo.