"Il Brigante Maghetto"

 

IL BRIGANTE "MAGHETTO, IL TUSCOLO, di EVARISTO DANDINI ANNO I-N. 2.FEBBRAIO 1960.

Chi conosce la ubicazione del paese non può meravigliarsi che Rocca Priora abbia dato un contributo al brigantaggio. Esso si trova di fronte all'orrido monte Algido, involto e circondato da vaste zone di bosco. Prima dell'apertura di altre vie dì comunicazione, strada importanle e frequentatissima, cra la così detta via Anagnina, che solcava la vallata che si apre tra l` Algido e Rocea Priora. La vallata, poi, ampia e solitaria, vigilata solo da qualche rudero e dalle lontane torri del paese, si prestava purtroppo alla consumazione di gravissimi reati da parte di malfattori.
Ond'è che ancora risuonano lugubri e terrorizzanti i nomi di Maschio dì Velletri (Fantico Algido), di Bosco della Faiola, circostante al Maschio, di Fosso dei ladroni, che serpeggia nella vallata fino alla Molara, seguendo la via Anagnina, e che si dice comunicante attraverso misteriose gallerie coi ruderi del castello dell Algido, esistenti sulla cima del Maschio, e con Lariano e Montefortino (laodierna Artena). Si comprende pertanto come Rocca Priora, posta dalla natura a contatto con queste località rese orride e funeste per le gesta compiute, abbia anch'essa dato il suo contingente alla delinquenza brigantesca


Un famoso brigante, che macchiò il nome di Rocca Priora, fu tale Tommaso Transerici, appellato il Maghetto. forse per la sua speciale agilità e furberia. Era egli affiliato alla banda comandata da tale De Cesaris, tristemente noto col nome di Gasperone. Ricorda il Raggi nelle sue Lettere tuscolane che il Maghetto guidò quella banda che nel 1817 invase la Villa Rufinella, ove trovavasi Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone, al fine di catturarvi il principe. Questi invece potè meltersi in salvo nei souterranei del palazzo. Un tale mons. Cunio si sottrasse alla cattura facendo credere ai briganti essere egli un povero prete, venuto a caso alla villa. Il Maghetto si dovè contentare di trasportare con sè un pittore a nome Chatillon, che ritenne essere il principe Bonaparte. Si racconta anche che il piltore, nei boschi della Faiola, fu ben trattato dai briganti, perchè dipinse a tulti il proprio ritratto e che esso fu riscatlato col pagamento di ben cinquecento scudi, versati dal principe.

Altra gesta brigantesca compì la stessa masnada il 10 maggio 1821 sull'Eremo di Camaldoli. Tale episodio e narrato con ampiezza di particolari dal Seghetti nel suo "Tuscolo antico e nuovo". L'episodio interessa perchè ha lasciato tristissimo ancora non spento ricordo. "Un gruppo di religiosi che era a passeggio nei viali dell'Eremo, si vide all'improvviso sorpreso da una banda di sedici briganti, condotta dal famigerato Gasperone, che aveva con se anche un prete. La masnada feroce penetrò nella chiesa per terrorizzare con le armi alla gola gli altri otto religiosi, che vi stavano a fare la preghiera. Il capo bandito scelse otto frati da condursi via onde poter consumare l'audacissimo ricatto; e difatti non appena era giunto poco oltre le croci,prima rilasciò un monaco, che vedeva non troppo abile a sostenere la rapida marcia, che intendeva effettuare, e poco appresso altro ne spediva all'Eremo, certo don Ambrogio, perchè dicesse ai superiori dell'ordine che occorrevano settemila scudi per il rilascio dei sei malcapitati religiosi che trascinava seco. L'itinerario percorso dai catturati cremiti fu il seguente: da Camaldoli, per i colli di Rocca Priora, guadagnata la valle latina, si arrivo nel mezzo dell`orrida selva Faiola, dalla quale per il Maschio di Velletri e le alture dei Lepini, si ginse ai boschi di Sonnino, luogo tristemente celebre come quartier generale dei più rinomati malandrini dell'epoca".



I religiosi furono poi riscattati col pagamento di qualche migliaio di scudi, raccolti dal superiore dell'Eremo, don Sergio Micara, frascatano, mediante pubbliche sottoscrizioni. Non ho trovalo nessuna traccia che possa far ritenere che a questo episodio brutale e, diciamo pure, sacrilego, abbia parlecipato il Maghetto, che invece si era dimostrato benevolo col prete trovato alla Rufinella. Sappiamo che in seguito il Maghetto venne a patti con il governo ed ebbe buone condizioni. Peraltro fu ancora attratto dall'istinto brigantesco e dalla nostalgia della vita selvaggia e si gettò nuovamente alla campagna. Questa volta però fu catturato dalla milizia pontificia insieme ad altri compagni coi quali fu giustiziato. Ho revocato una triste figura di Rocca Priora. Conto di rievocarne presto qualcuna luminosa che ha illustrato il mio paese natale.